Trentino Alto Adige


Cavit – risultati 2017/18

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I dati di maggio 2018 di Cavit mostrano una ulteriore crescita del fatturato del 4% circa a 190 milioni, determinata soprattutto dall’ottimo andamento della divisione italiana (+14%), mentre le vendite all’estero crescono di un magro 2%, ma non si capisce dove dato che in tutti i mercati citati le vendite crescono tra il 6% e il 20%… I commenti degli amministratori sono improntati all’ottimismo sia sul fronte domestico (e ne hanno i riscontri), sia su quello internazionale, dove Cavit è anche impegnata a gestire l’azienda tedesca Kessler Sekt i cui risultati stanno gradualmente migliorando con una crescita delle vendite del 7% e un margine operativo lordo superiore al 10%. La struttura finanziaria è quasi una fotocopia dello scorso anno: 54 milioni di debiti verso i soci per le merci acquistate, cui fanno da contraltare 27 milioni di euro di cassa netta. Per quanto riguarda il 2018-19 non sono previsti particolari scossoni: secondo gli amministratori la crescita delle vendite è continuata, nonostante alcuni segnali di incertezza, questa volta non solo provenienti dall’estero (frase di “rito” che si trova in numerosi commenti), ma anche dalla situazione politica ed economica italiana. Passiamo ai dati.

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Esportazioni italiane di vino per regione e tipologia – primo semestre 2018

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Parliamo oggi di come si spacca il +4% fatto registrare dalle esportazioni per regione e per tipologia di vino, come sempre aiutandoci con due basi di dati, entrambi reperibili sui siti ISTAT (coeweb.istat.it, visto che qualcuno ogni tanto me lo chiede): i dati per regione di origine delle aziende (che lavorano sui dati totali delle esportazioni) e i dati per tipologia di vino, questa volta soltanto relativi ai vini in bottiglia. Beh, i protagonisti in positivo degli ultimi mesi sono certamente i vini bianchi DOP, che sono cresciuti di quasi il 30% a discapito dei bianchi IGP, diciamo quasi in maniera speculare. Con la regione Veneto come principale fattore di crescita. Quando invece guardiamo i dati “totali” delle regioni (e quindi riferendoci all’origine delle aziende e non dei vini) è in certo modo rassicurante vedere dei dati positivi ormai costanti da regioni come la Sicilia, la Puglia, l’Abruzzo, tutte regioni sotto i 100 milioni di export nel semestre (quindi pochi in confronto al miliardo e più del Veneto), ma che rappresentano un tessuto aziendale probabilmente meno caratterizzato dalle grandi aziende che si sono instaurate al nord. Detto questo passiamo a qualche numero in dettaglio.

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Esportazioni italiane di vino per regione e tipologia – aggiornamento 2017

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Con colpevole ritardo ho aggiornato l’analisi regionale delle esportazioni, che usualmente metto in linea due volte l’anno. Dunque, i dati come sempre si riferiscono a due spaccati: 1) le esportazioni di vini in bottiglia, suddivisi in categorie di qualità e con qualche spaccato regionale; 2) le esportazioni per regione, intendendo con questo non le denominazioni ma l’origine dell’esportatore, fatta sui dati ATECO che non sono perfettamente sovrapponibili a quelli che usiamo normalmente (ma sono vicinissimi).

Avendo in mente l’incremento del 4.5% dell’export di vini fermi in bottiglia, il 2017 è stato decisamente l’anno dei vini varietali e da tavola (+23% e +13%, ma partendo da valori molto esigui) e dei vini IGT (+5%), mentre per i DOP la crescita si è limitata all’1%. A livello regionale si è confermato il calo per i prodotti DOP veneti (-5%), mentre continua la crescita forte dei prodotti del Trentino (+9%, soprattutto bianchi) e, bisogna sottolinearlo, dei vini rossi piemontesi DOP (+7%).

Se invece ci muoviamo nell’ambito dei dati ATECO sull’origine dell’esportatore alcuni dati sono completamente in contrasto: il Prosecco fa cambiare segno al Veneto, che chiaramente resta la regione chiave, con 2.1 miliardi di euro (+6%) rispetto al totale di 6 miliardi. Le due altre grandi regioni esportatrici, il Piemonte e la Toscana che valgono 1 miliardo circa ciascuna, sono rispettivamente a +7% e +2%.

Passiamo a qualche dato di dettaglio.

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Mezzacorona – risultati e bilancio 2016/17

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Dopo aver analizzato i dati di Nosio, passiamo ai numeri consolidati del gruppo Mezzacorona, che al pari della controllata ha questa anomalia della chiusura 2016 di 11 mesi. Ciò impone di analizzare i dati o in una prospettiva biennale (2017 contro 2015) oppure di rettificare le variazioni percentuali annue di circa il 7-8% al ribasso per considerare il mese mancante. Molti dei temi di Nosio si ripropongono: la crescita delle vendite del 13%, che quindi diventa 5-6% una volta aggiustata, l’andamento ancora più marcatamente positivo del mercato italiano e il calo piuttosto vistoso dei margini di profitto, per i medesimi motivi già visti la scorsa settimana. Detto questo, la cooperativa ha aumentato ulteriormente a 64 milioni di euro le liquidazioni ai soci, il massimo storico, ed è riuscita a ridurre ulteriormente l’esposizione debitoria. Probabilmente il 2017 sarà un anno di picco, vista la scarsa produzione in arrivo per la prossima annata… ma per il momento vale la pena di concentrarci sui questi dati. Passiamo all’analisi.

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Nosio – risultati e bilancio 2016/17

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Partiamo con l’analisi dei bilanci targati 2017 con i dati di Nosio, oggi, e della capogruppo Mezzacorona, prossima settimana. I dati che analizziamo oggi sono riferiti all’esercizio chiuso a luglio 2017. Fate attenzione a quando guardate i dati perché non sono del tutto  comparabili con il 2016, quando l’esercizio era stato di 11 mesi e non 12 (manca agosto). Quindi, i dati che apparentemente mostrano un incremento del 13% e un margine operativo lordo stabile, in realtà sono meno positivi una volta aggiustati, presumibilmente dell’8% al ribasso. Ci sono alcuni aspetti importanti che vedremo probabilmente in altri bilanci nei prossimi mesi: 1) dal punto di vista della crescita del fatturato, i dati dell’Italia sono piuttosto positivi, finalmente allineati alle altre regioni; 2) nel caso di Nosio, sono migliorati i dati sull’Europa, che erano stati negativi nel 2016 e sono un po’ meno forti (ma comunque in leggera crescita) quelli extraeuropei; 3) i margini di profitto sono stati negativamente influenzati dal calo dei contributi (ritengo OCM, cosa che si vede anche nei bilanci di altri, come Masi) e, nel caso specifico, da un incremento dei costi del personale, probabilmente da ricondurre anche ad alcuni avvicendamenti nel management aziendale. In sintesi: buoni dati commerciali, meno positivi i dati sui margini, in calo, per arrivare a un utile netto perfettamente allineato al 2016… quando però c’era un mese in meno.

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