Toscana


Esportazioni italiane di vino per regione e tipologia – primo semestre 2018

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Parliamo oggi di come si spacca il +4% fatto registrare dalle esportazioni per regione e per tipologia di vino, come sempre aiutandoci con due basi di dati, entrambi reperibili sui siti ISTAT (coeweb.istat.it, visto che qualcuno ogni tanto me lo chiede): i dati per regione di origine delle aziende (che lavorano sui dati totali delle esportazioni) e i dati per tipologia di vino, questa volta soltanto relativi ai vini in bottiglia. Beh, i protagonisti in positivo degli ultimi mesi sono certamente i vini bianchi DOP, che sono cresciuti di quasi il 30% a discapito dei bianchi IGP, diciamo quasi in maniera speculare. Con la regione Veneto come principale fattore di crescita. Quando invece guardiamo i dati “totali” delle regioni (e quindi riferendoci all’origine delle aziende e non dei vini) è in certo modo rassicurante vedere dei dati positivi ormai costanti da regioni come la Sicilia, la Puglia, l’Abruzzo, tutte regioni sotto i 100 milioni di export nel semestre (quindi pochi in confronto al miliardo e più del Veneto), ma che rappresentano un tessuto aziendale probabilmente meno caratterizzato dalle grandi aziende che si sono instaurate al nord. Detto questo passiamo a qualche numero in dettaglio.

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Antinori – risultati e analisi di bilancio 2017

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Il 2017 è stato per Antinori un anno di vendite poco piu’ che stabili, margini leggermente calati rispetto al livello raggiunto nel 2016 (particolarmente elevato, anche grazie alla presenza di alcuni proventi straordinari) e risultato operativo che risente nelle rimanenze della scarsa vendemmia 2017. Nonostante un paio di piccole acquisizioni in Cile e Argentina (qualche milione di euro, nel primo caso per acquistare le minoranze) e investimenti che sono tornati sopra al 10% del fatturato, la generazione di cassa è stata anche nel 2017 particolarmente ricca, consentendo a Antinori di passare da un debito di 16 milioni di euro a una posizione di cassa netta di 8 milioni, che pone l’azienda in una posizione ideale per perseguire nuovi investimenti. Vista l’elevata propensione agli investimenti, l’andamento di Antinori va letto in un’ottica più di medio termine: se facciamo la media degli ultimi 10 esercizi, le vendite sono cresciute mediamente del 5% ogni anno, l’utile operativo dell’8% e l’utile netto del 10-11%, anche considerando la battuta d’arresto del 2017. Passiamo a commentare qualche dato insieme.

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Banfi – risultati e dati di bilancio 2017

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La lettura dei bilanci 2017 prosegue con Banfi, che qualche anno fa ha separato (quasi completamente) l’attività agricola da quella commerciale e per la quale redigiamo come di solito una specie di “somma dei bilanci” per avere un’idea generale. Dal 2017 poi è stato adottato un nuovo schema di reportistica delle vendite per area che presentiamo oggi, perdendo però il confronto con il passato. Che è dunque successo nel 2017? Come per le altre cantine, soprattutto quelle fortemente integrate a monte nella fase agraria, il 2017 ha visto un calo pesante della produzione che si è ribattuto sui margini di profitto della fase “agricola” dell’attività. Oltre a questo, la leggera svalutazione del dollaro (sarà decisamente più pesante nel 2018) e il maggiore costo di acquisto delle uve/vino che non si sono potute produrre direttamente, ha messo sotto pressione i margini. Unendo i dati di EBITDA delle due anime di Banfi si arriva a circa 10 milioni, il 27% meno del 2016, che va detto era un anno particolarmente positivo. La performance commerciale è invece stata solo leggermente inferiore al 2016, -3% a poco meno di 70 milioni: se consideriamo l’impatto iniziale della perdita di produzione (soprattutto nel reparto frutta), il cambio con il dollaro, cui Banfi è particolarmente sensibile, le cose non sono andate male, anche se per arrivare alle vendite di vino bisognerebbe tirare via il ramo ospitalità (circa 5 milioni) che invece va a gonfie vele. Dove le cose vanno sempre bene è invece la parte finanziaria: il debito totale delle due aziende è leggermente calato e ciò lascia spazio ai programmi di investimento aziendali, che continuano anche nel 2018. Passiamo a leggere i dati insieme.

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Toscana – produzione di vino 2017 e dati per DOC/DOCG 2016

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La Toscana nel 2017 ha vissuto una vendemmia terribile. La produzione è crollata a meno di 2 milioni di ettolitri, giù del 37% e del 30% sotto la media storica. Scrivo terribile perché il dato nazionale è a -15% e non troppo distante dalle medie storiche, mentre altre regioni molto vocate alla qualità come il Piemonte o il Veneto hanno mostrato cali nell’intorno del 15-20%. Oltretutto, il calo ha colpito in modo piuttosto omogeneo le diverse categorie, talchè anche la produzione di vini di qualità (DOC/DOCG) è stata pesantemente colpita (-36%).

Come già per i dati piemontesi, vi inserisco anche i dati aggiornati sulla produzione di vini DOC per denominazione 2016, che vede un leggero calo per il Chianti e Chianti Classico (circa -2% a 1.12 milioni di ettolitri in cumulato) e una costante evoluzione positiva per la produzione di Brunello di Montalcino e Bolgheri (+3% e +5%, rispettivamente). Naturalmente in attesa di leggere il prossimo anno i dati della produzione 2017.

Passiamo a una breve analisi dei dati.

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Frescobaldi – risultati e dati di bilancio 2017

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La magra annata vinicola 2017 si ribatte anche sui risultati di bilancio di Frescobaldi, nonostante la performance commerciale del settore continua a essere buona. I dati 2017 sono per certi versi sovrapponibili a quelli commentati pochi giorni fa di Santa Margherita: vendite in leggero progresso (+2%), con un andamento in Italia direi incoraggiante, margini in netto calo tali da generare un calo del 15-20% degli utili. L’impatto della vendemmia 2017 è tanto più significativo per Frescobaldi, che ha una quota rilevante di produzione propria. Sebbene sia difficile stimarlo con precisione, il calo dei prodotti semilavorati in magazzino (invece che una naturale crescita derivante dagli investimenti fatti) potrebbe portare a una stima del “danno vendemmiale” di almeno 3 milioni di euro: più o meno l’ammontare degli utili mancanti rispetto al 2016. Al di là dei risultati economici, la strategia di crescita continua: nel 2017 gli investimenti sono balzati a 35 milioni, rispetto ai livelli degli ultimi anni di circa 12 milioni in media. In particolare sono stati  due gli investimenti “straordinari”: gli oltre 10 milioni spesi per ampliare la superficie vitata di Tenute Castelgiocondo e Luce della Vite a Montalcino e i circa 14 milioni per acquisire la Tenuta di Poggio Perano: se si considerano i 12 medi degli scorsi anni come normali per Frescobaldi, queste due aggiunte spiegano molto bene il balzo degli investimenti nel 2017. Passiamo all’analisi dei dati.

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