Dati Mediobanca


I risultati delle aziende e cooperative vinicole italiane 2017 – Rapporto Mediobanca

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Il rapporto Mediobanca appena pubblicato conferma lo stato di salute del settore italiano del vino, capace di crescere del 6% nel 2017 e di accelerare ulteriormente a +7%  nel 2018. Come abbiamo letto durante l’anno commentando i bilanci delle maggiori aziende, il 2017 (l’anno affrontato dal rapporto) è stato difficile dal punto di vista dei margini per l’incremento dei costi della materia prima vino/uva, che ha vanificato la leva operativa di un anno di buon andamento delle vendite. I margini sono dunque stabili nel campione totale ma in calo vistoso per le aziende rispetto alle cooperative. Al di là di questa considerazione in qualche modo attesa, due sono le risultanze importante che vorrei portare alla vostra attenzione: 1) dopo anni di calo degli investimenti il 2017 finalmente vede un significativo incremento, tale anche da far invertire la rotta di costante riduzione dei rapporti di debito che continuava dal 2009; 2) nel 2018 secondo le anticipazioni del rapporto le vendite domestiche sono cresciute (+10%) più di quelle estere (+5% per il campione contro il +6% dell’export), segno che qualcosa si sta muovendo anche in Italia nonostante l’incerto scenario macroeconomico.

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I canali di vendita del vino e tipologia di etichette – indagine Mediobanca 2018

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Anzitutto, Buona Pasqua a tutti. Oggi ci occupiamo del tema della distribuzione del vino e delle tipologie di etichette. Si tratta di un’analisi piuttosto interessante ma relegata nelle ultime pagine del rapporto Mediobanca sul vino. Qui come da diversi anni a questa parte mettiamo in fila i numeri, che ricordo sono frutto di una indagine su un campione del 70-80% di quello Mediobanca e, come seconda avvertenza, ricordo essere cambiato nel tempo. Detto questo le tendenze sono molto chiare e sono relative nel lungo termine all’aumento della vendita diretta (circa il 12% per i nostri produttori) e della vendita tramite la ristorazione (17%), alla stabilizzazione del canale GDO (39% del totale) e di quello delle enoteche e winebar (8%) e al graduale declino del modello del “grossista” (circa 15%, a sua volta da redistribuire sugli altri canali). Il 2018 non è però stato un anno del tutto allineato a questi trend di lungo termine, e alcuni dati balzano all’occhio: le aziende dichiarano un forte incremento delle vendite dirette dei vini da oltre 25 euro (dal 19% al 24%), ma nell’ambito di un dato sulle vendite dirette in leggera contrazione in % al totale, mentre le cooperative, strutturalmente molto legate alla GDO dichiarano soltanto il 41% delle loro vendite in GDO, contro il 45% dello scorso anno e quasi il 50% degli anni precedenti. L’evoluzione delle “etichette”, stiamo parlando di circa 140 per azienda, è simile: trend di lungo termine tutto sommato confermati (più DOC/DOCG e grandi vini, meno vini da tavola), ma nel 2018 l’indagine non va esattamente in questa direzione, forse anche per la necessità di tenere il mercato vivo con etichette a basso prezzo. Passiamo a una breve analisi dei dati.

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Indebitamento e leva delle principali aziende vinicole – dati 2017

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Chiudiamo la carrellata dell’analisi dei dati delle principali aziende redatta da Mediobanca con il rapporto sui debiti. Il rapporto evidenzia i debiti lordi, quindi non è rappresentativo della posizione finanziaria corretta per la cassa e include anche alcune categorie di debito che sono normalmente incluse nel capitale circolante. Giusto per citare un esempio, nel 2017 Antinori ha avuto un ulteriore miglioramento della sua posizione finanziaria netta passata in positivo, ma in questo rapporto risulta un incremento del debito a 220 milioni. È questo un caso limite, nel senso che normalmente il debito lordo “segue” il debito netto. Passando ai dati, il debito totale delle aziende vinicole nel rapporto cresce da 1.3 a 1.6 miliardi di euro, a fronte del quale si contrappone un patrimonio dei soci che sale da 2.3 a 2.5 miliardi di euro (oltre a poco meno di 200 milioni di interessi di minoranza). Si può dunque dire che l’aumento dei debiti è stato quasi controbilanciato dall’incremento del patrimonio, ma non è esattamente così quando si confronta il debito con il valore aggiunto realizzato che invece come abbiamo visto è cresciuto soltanto del 6% nel 2018. Niente di preoccupante, comunque. Anzi, una preoccupazione forse c’è: salvo qualche caso isolato, non si vede che a fronte di questo aumento dei debiti ci sia una evoluzione del settore. Non ci sono grandi acquisizioni, non ci sono fusioni tra grandi aziende. Ormai da tanti anni. Ma passiamo ad analizzare i dati.

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Utili, margini e ritorno sul capitale delle principali aziende vinicole – 2017 dati MBRes

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Proseguiamo il viaggio nei numeri delle principali aziende vinicole italiane analizzando oggi i margini e il ritorno sul capitale relativo al 2017. Man mano che si scende nel conto economico dal fatturato verso gli utili e gli indicatori di redditività, si apre la voragine tra le aziende e le cooperative, che non hanno come scopo il lucro. I dati del 2017 presi da Mediobanca e integrati danno un quadro di leggero miglioramento del margine cumulato del campione, dal 7.1% al 7.3% (soprattutto legato ad alcune realtà commerciali in forte crescita e a un paio di ristrutturazioni), mentre in termini di ritorno sul capitale l’andamento è stato meno positivo, dato che la crescita dell’utile operativo cumulato (+9%) è stata superata dall’aumento del capitale investito (+11%). GIV, Ruffino e Botter sono senza dubbio le aziende che nel 2017 si sono mosse in maniera più positiva tra le “grandi” per quanto riguarda l’andamento degli utili, mentre tra le aziende di media dimensione nel settore sono da segnalare i dati estremamente incoraggianti di Lunelli e la ristrutturazione di Italian Wine Brands, azienda quotata che ha raggiunto la “top 10” italiana in termini di utili (non ancora in termini di vendite). Passiamo a una breve analisi dei dati.

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Classifica fatturato e valore aggiunto delle aziende vinicole italiane 2017 – fonte: Mediobanca

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Le aziende italiane con oltre 50 milioni di fatturato nel 2017 secondo il rapporto Mediobanca (MBRes) sono 32. Quest’anno entra la veneta Pasqua ed è ricompare Mionetto, famosa azienda di Valdobbiadene. Mettendo insieme i numeri del 2017, si può dire che il 2017 è stato un buon anno dal punto di vista della crescita commerciale, tanto che il fatturato è cresciuto al medesimo ritmo del 2016, poco più del 5%. Anche per il valore aggiunto si può dire lo stesso anche se come abbiamo già visto nei commenti delle singole aziende, la scarsa vendemmia ha avuto degli impatti, soprattutto sulle aziende fortemente integrate come quelle toscane. A prima vista, sono andate molto meglio le cooperative e gli operatori poco integrati verticalmente. Il dato cumulato sul valore aggiunto di queste 32 aziende è 866 milioni, +9% rispetto al 2016 e circa +7% annuo rispetto al dato (indicizzato) relativo al 2012. La leadership dal punto di vista del fatturato è sempre saldamente nelle mani di GIV (che cresce del 5% nel 2017, più di quanto mostrato in passato), che con Cantine Riunite/CIV sfonda quota 600 milioni di euro. Dal punto di vista del valore aggiunto, la leadership è di Antinori con 132 milioni di euro, in leggero calo sul 2016. Passiamo ad analizzare qualche dato insieme:

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