Mercato e consumi


Importazioni di vino in Italia – aggiornamento primo semestre 2018

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I partner commerciali dell’Italia quando si parla di importazione di vino sono la Francia e la Spagna, talvolta gli Stati Uniti quando ci sono condizioni molto particolari sui cambi. Nel primo semestre 2018 non ci siamo discostati da questo cliché, anche se si tratta di un periodo particolare in cui la scarsità della vendemmia ha imposto all’Italia di importare volumi di vino del 30% circa superiori all’anno precedente, con un “costo” del 18% superiore al 2017 nel primo semestre e, considerando l’ultimo anno del 10% circa. Non si tratta solo di scarsità di vino sfuso per i prodotti di bassa gamma, comunque. Stiamo anche assistendo a un forte recupero delle importazioni di spumante (+21% nel semestre, +16% negli ultimi 12 mesi), che per noi sono “Francia” con un po’ di Spagna (quintuplicata). La conseguenza la vedete nel grafico che apre la prosecuzione del post, relativo alla bilancia commerciale del vino italiano: sebbene sia in costante miglioramento, nel corso degli ultimi mesi il progresso è certamente meno marcato: da un progresso annuo di circa 250-300 milioni dal 2015 a questa parte siamo scesi a circa 100 milioni. Passiamo a una breve analisi dei dati.

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Canada – consumo e mercato del vino, dati 2016/17

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Anche nel 2017 il mercato canadese continua a mostrare una crescita sana e costante del mercato del vino. Le vendite di vino annue per l’anno terminante marzo 2017 sono cresciute del 3% con un +2% in volume e 1% in prezzo mix. Le tendenze chiave di questo mercato moderno ed evoluto (basti pensare che stiamo parlando di un valore medio al dettaglio di 14 dollari canadesi al litro, che sono circa 9 euro) restano quelle degli anni scorsi: il vino cresce in proporzione al resto delle bevande alcoliche, all’interno del segmento le categorie vincenti sono gli spumanti e, in minor misura, vini bianchi e rosati. Anche se i vini rossi sono oltre la metà del totale consumato (a valore e volume), di questo passo in un paio d’anni potrebbero scendere sotto il 50%. Passiamo all’analisi dei dati.

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Francia – esportazioni di vino – primo semestre 2018

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Il quadro delle esportazioni di vino comincia a comporsi e
il nostro punto di riferimento, la Francia, ha avuto un primo semestre 2018
leggermente migliore del nostro, +5.2% contro +4.1%. Niente di eclatante, anche
perché quando guarderete l’andamento comparato degli ultimi 3 anni vedete che i
due paesi sono sulla stessa parabola di crescita, pur partendo da valori diversi
(nel senso che crescere da una base di 6 miliardi come noi o crescere da una
base di 9 miliardi come loro non è la stessa cosa, noi dovremmo fare meno
fatica…). La leggera differenza del primo semestre è tutta da trovare nell’andamento
dei volumi: anche se nel 2017 la Francia era cresciuta molto, la spinta dei
volumi è nel tempo stata inferiore. Il primo semestre 2017 era cresciuto del
5%, quindi quest’anno i volumi sono calati del 2%. L’Italia nel 2017 era
cresciuta del 7% a volume, mentre nel primo semestre 2018 ne ha perso ben il
10%. L’altra grande differenza è che mentre l’export italiano è essenzialmente
spinto dai vini spumanti, la Francia si muove con molta più omogeneità, seppur
tra alti e bassi: per esempio nel primo semestre sono i vini di Bordeaux e di Borgogna
a dare la maggior spinta, mentre per lo Champagne è stato un semestre a
velocità più ridotta rispetto al recente passato. Passiamo ai numeri.

  • Le esportazioni di vino francese sono salite a
    4.38 miliardi di euro nel primo semestre 2018, con una crescita del 5.2%.
    Piuttosto a sorpresa i francesi hanno beneficiato come dicevamo di un calo dei
    volumi inferiore a quello visto in Italia, solo -2% a 6.9 milioni di ettoltri,
    il che significa un miglioramento del prezzo mix del 7% a 632 euro per ettolitro
    (che nei primi 6 mesi è negativamente influenzato dalla bassa stagionalità
    dello Champagne, che vende a 2600 euro per ettolitro).
  • Non avendo dati corretti sulle esportazioni per
    mercato ci concentriamo sulle categorie di prodotto. La crescita più importante
    viene certamente dal Bordeaux, dove a fronte di un calo pesante dei volumi (-9%
    a 0.9 milioni di ettolitri), i prezzi sono cresciuti del 19% a 1234 euro per
    ettolitri. Ciò ha consentito un incremento dell’8% a 1069 milioni di euro delle
    esportazioni semestrali.
  • Il dato di Bordeaux non è molto lontano dagli
    1.16 miliardi di euro realizzati in Champagne, +1.4%, interamente legati a un
    incremento leggero dei volumi.
  • Il +6% dei vini di Borgogna, a 421 milioni di
    euro, equamente diviso tra volumi e valore, e il +6% del resto del vino francese,
    con un -1% di volume rendono ragione di un semestre molto omogeneo e per certi
    versi migliore di quanto non dica il +5% iniziale.

Nuova Zelanda – produzione e consumo di vino – aggiornamento 2018

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La Nuova Zelanda non smette di sorprendere per la dinamicità dei viticoltori e della locale organizzazione “New Zealand Winegrowers inc” (da cui prendiamo il rapporto). Di fronte a un governo locale che decide di alzare pesantemente il reddito minimo (a 9 euro oggi ma oltre 10 euro nel giro di tre anni) per esempio, questa associazione che raggruppa tutte le 700 wineries del paese cerca nuovi sentieri di sviluppo, si fa domande e indaga per trovare delle nuove opportunità. Se leggete il rapporto 2018 trovate una ampia sezione sul turismo del vino locale, che sta esplodendo in questi anni. Non troverete grafici sul tema, ma sappiate che il 27% dei turisti internazionali accolti dal paese visitano una cantina. Questi turisti spendono il 52% in più della media e stanno sei giorni più a lungo degli altri. Che bel biglietto da visita per andare dalle autorità governative a “spiegare” le esternalità positive del settore e farsi aiutare! Magari fosse possibile anche in Italia. Quando lo faccio notare agli addetti ai lavori mi dicono forse giustamente che l’Italia del vino è uguale 20 Nuove Zelande. Troppo.

Fatta questa premessa e venendo a noi, i dati della Nuova Zelanda sono in sviluppo, anche se la scarsa vendemmia 2017 ha stoppato la crescita delle esportazioni (qui calcolate sui 12 mesi terminati a giugno 2018). Ci sono 20 cantine in più del 2017 e si stima circa 1000 ettari in più, 38mila ormai, e la “specializzazione” per vitigni fa un altro passettino in avanti. La produzione di uva 2018 è tornata sopra la soglia di 4 milioni di tonnellate dopo un brutto 2017, ma come dice il rapporto è inferiori alle previsioni iniziali che erano decisamente migliori. Passiamo a dare un’occhiata ai numeri.

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Il valore delle DOC/DOCG – stima I Numeri del Vino 2017

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Prosecco e Conegliano Valdobbiadene sono ormai un fenomeno da 1 miliardo di euro. Lo dice questa elaborazione che quest’anno faccio in ritardo, la quale incrocia i dati produttivi della vendemmia 2016 come pubblicati da Federdoc (ahime siamo fermi ancora lì) con le rilevazioni di prezzi medi fatte da ISMEA, di cui abbiamo discusso qualche mese fa, relativi all’anno successivo, il 2017. In questa rilevazione, a differenza del passato, ci siamo focalizzati su un numero inferiore di denominazioni, le 20-21 che esprimono un valore superiore a 20 milioni di euro (manca l’Amarone, di cui Federdoc non produce dati di volume da ormai due anni a questa parte) e che insieme hanno raggiunto un valore della produzione di poco superiore a 2 miliardi di euro. Che conclusioni si possono trarre? Beh, il 2016/17 è stato un anno di consolidamento, in altri termini si cresce ancora ma a un tasso inferiore ai precedenti. Anzi, se si toglie il fenomeno Prosecco/Valdobbiadene potremmo dire che la combinazione di volumi leggermente inferiori e prezzi leggermente superiori ha prodotto per questa ventina di DOC più rappresentative un valore in euro stabile rispetto alla combinazione di dati precedenti. Passiamo all’analisi dei dati.

NB i valori in tabella in italico sono stimati, in quanto uno o entrambi i due dati (prezzi e volumi) sono mancanti e quindi sono stati utilizzati quelli dell’anno precedente.

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