Diario enotecario

giovedì, gennaio 10, 2019

E adesso anche Genova Wine Festival. Sì, sta arrivando una fiera del vino in città

Il primo post dell'anno è inevitabilmente in modalità caro diario: in questi giorni di là ma pure di qua, si preannuncia la cosa alla quale sto lavorando da tempo, assieme ad un gruppo nutrito (ci piace nutrirci, in effetti) di gente in gamba. Papille Clandestine e Intravino assieme, a Genova, preparano Genova Wine Festival, ed ecco fatto: vi annuncio che sta arrivando una fiera del vino in città, ed è una cosa bella, grossa, nella quale stiamo mettendo il cuore e altre importanti frattaglie.

Dove: Palazzo Ducale, a Genova
Quando: sabato 2 e domenica 3 marzo
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Questa è la pagina Facebook
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Direi che per adesso basta, prendete appunti, e ovviamente ci vediamo là. Sarà grandioso. Insomma s'è capito, ci tengo.

lunedì, dicembre 31, 2018

Notizie che nessuno ti dirà mai: è finito un altro anno

Adesso che ho spento le luci e chiuso le serrande, accendo l'ultimo sigaro in ufficio e metto in ordine le ultime carte. La sera del 31 dicembre in enoteca è tutto rituale, resto qui a vedere che succede, e mi prendo il tempo per pensare a quel che è successo. Potrei andare via prima - ogni anno mi dico, il 31 pomeriggio non lavoro, che diavolo. E poi ogni anno resto qui, accanto alla mia creatura fino all'ultimo - perché questa è la mia enoteca, una mia creatura.

Me ne vado sentendo una canzone che mi si è infilata in testa, tratta dalla scena del film che vedete qua sotto. The ballad of Buster Scruggs è uno strano western, e non c'è modo di raccontarlo senza spoilerare quindi siete avvisati. È la scena di un finale di partita inaspettato, uno dei due pistoleri cade a terra morto e non doveva andare così. È una sorpresa, brutta per quello che cade, brutta per chi guarda, e ti mette davanti per l'ennesima volta al fatto che ti devi aspettare l'inaspettato.

Soprattutto, non passerà molto tempo, e ti ritroverai (inaspettatamente) a cantare la tua ultima cowboy song.

Let me tell you, buddy
There's a faster gun
Coming over yonder
When tomorrow comes

Let me tell you, buddy
And it won't be long
Till you find yourself singing
Your last cowboy song

giovedì, dicembre 27, 2018

Dieci assaggi memorabili. Sì, ecco un classico post di fine anno

Si può finire l'anno in due modi: fare un bilancio degli eventi e buoni propositi per l'avvenire, oppure elencare dieci assaggi memorabili del 2018. A me quest'anno andava di gran lunga la numero due.

Anche la classifica dei dieci non è esattamente una top ten di etichette - semmai è un elenco di aziende interessanti, con magari un assaggio specifico che ha brillato più di altri. In fondo anche l'idea di classifica si smaterializza. Alcuni di questi vini li vendo, altri non li vendo perché li ho esauriti, altri non li vendo perché (ancora) non li ho comprati, e questo più che un disclaimer è un fatto.

L'ordine non è in base alla preferenza, ma in base a quanto velocemente mi sono tornati in mente, essendo io affezionato al famoso "la cultura è ciò che resta nella memoria quando si è dimenticato tutto" - che ho sempre opposto alle scene mute che facevo durante le interrogazioni a scuola, senza successo, ma siccome mi piace tiro sempre fuori la citazione.

1. San Cristoforo, Franciacorta 
È un po' che li tengo d'occhio, e il riassaggio del loro Brut, ma pure del finissimo millesimato, mi confermano l'idea di franciacortino di riferimento. Buoni, eleganti, di bella personalità. Bravi insomma.

2. Andreas Berger, Alto Adige 
Ho notato che non esiste un vino di questa azienda (Thurnhof) che sia, semplicemente, sotto il livello dell'eccellenza. Potrei dire del loro Moscato secco (fermo) 2017, piccolo capolavoro, e farei un torto a tutti gli altri. Vabbe'. Per me cult.

3. Vis Amoris, Liguria 
Qui più che il loro Pigato, la sua derivazione metodo classico. Le bollicine in Liguria per me restano un fatto difficoltoso, qui invece ho cambiato idea all'istante. Esiste anche una versione sur lie, col fondo, insomma quella cosa là ancestrale, ci siamo capiti. Ottimi livelli pure lì.

4. Garnier, Borgogna 
Durante l'ultimo corso avevo inserito il loro Chablis 1er Cru, e capirai, è stato come vincere facile. Invece qui memorizzo il loro Pinot Noir Epineuil 2015, che è - come dirlo in modo non riduttivo? un Borgogna base, ma io direi basilare. Fruttini accennati, stile e trama, godevole e succoso.

5. Tenuta Belvedere, Oltrepò Pavese 
Io credo che la Bonarda, quella frizzante, dovrebbe essere salvata dal destino di vino triste da supermercato. Ci riesce Gianluca Cabrini con questo 2016, un campione delizioso di piacevolezza bevibile, poi zero solfiti aggiunti che fa molto figo ultimamente.

6. Miotto, Veneto 
Tra tanti prosecco a rifermentazione naturale, con il doveroso tappo metallico e il fondo, questo Profondo si piazza fisso nella memoria, e nella voglia di berlo e riberlo - pure troppo, l'ho venduto tutto e a me non ne resta, ma che ho combinato? Accidenti a me.

7. Weingut Am Stein, Franconia (Germania)
Poi giuro la smetto con i rifermentati naturali, ma questo Pure & Naked, pet-nat (petillant, naturale), è un capolavoro di memorabilità, anzi vorrei riberlo circa domani (a trovarlo: assaggiato durante una fiera). Leggiadro come una piuma e nello stesso tempo col cipiglio germanico. Comunque lo struggimento è tanto che gli dedico la foto del post.

8. Dettori, Sardegna
Sì va bene il loro Chimbanta, va bene l'Ottomarzo, ma pure il Tenores. Io quest'anno memorizzo il Renosu bianco, un colpo al cuore di sale, mare, erbe aromatiche, ma che ci hai messo là dentro? E questo sarebbe il loro bianco cadetto. Ma avercene.

9. Terre Bianche, Liguria
Cos'è che mi piace di più nel Rossese di Dolceaqua? È perché è ligure? È perché è teso e leggiadro? Sono le spezie, il marino, è perché è un vino di montagna? È perché parte piano poi si svela alla grande, e quando credi di averlo compreso è finita la bottiglia? Comunque parlavo del Rossese 2017.

10. Poderi Cellario, Piemonte 
C'è questa generazione di vini minimalisti, nella bottiglia da litro, col nome pure lui minimalista. Per esempio "È Rosso". E di più non chiedere, bevi e poche pippe. E noi wine blogger allora che dovremmo fare, bere e zitti? Ecco, non sempre: È Rosso mi piace tanto. Va bene come rece minimalista?

Buon anno nuovo, e tutto quanto.

giovedì, ottobre 25, 2018

Smellier, cloudier, juicier, more acidic and generally truer

Leggo solo oggi questo vecchio pezzo di The Guardian, che parla di vini naturali - quasi fosse un wine blog, per attirare click. No vabbe' dai, sto scherzando, si capiva, sì? Guardian scrive di vini naturali a modo suo, e cioè in modo assai rilevante e quindi questa lunga, lunga lettura la mettiamo da parte, perché è un ritratto molto esauriente. Prendetevi il tempo per leggere tutto, se ancora vi mancava.

Guardian riesce anche a dire alla veloce cosa sia un vino naturale, e per questo l'ho adoperato per titolare il mio post: "they tend to be smellier, cloudier, juicier, more acidic and generally truer to the actual taste of grape than traditional wines". Notevole anche l'immagine, che riciclo - una cosa a metà tra lo steampunk e il disaster movie.

sabato, ottobre 20, 2018

Cose da fare a Genova (questo fine settimana)

Anziché spiegare tanto, ecco che annuncia il Tg3 Liguria: è di nuovo tempo di Genova Beer Festival, la meglio rassegna birraria della regione, ma che dico, del mondo - dove peraltro il quipresente vostro si accinge ad abbinare sigari (sul genere toscano) a birre, come da foto, nel laboratorio di domenica sera. Insomma, che aspetti, ci si vede là, sabato sera e domenica all day long.

lunedì, luglio 02, 2018

Il vino croccante, che roba è

Tra i descrittori visionari che usano gli enofili per parlare di vino, il termine croccante sembra più visionario degli altri. Che diavolo vuol dire? A parte questa passione che abbiamo per trovare parole tanto grandiose quanto, ahem, oscure, descrivere un vino a volte diventa una specie di esercizio letterario. Non sfugge però che la letteratura sia un lavoro da letterati, mentre insomma noi siamo quello che siamo. Ma ci piace troppo. Quindi scusate, a volte anche a me scappa di dire "croccante" di un vino.

Cosa intendo io con quello? In sostanza immaginiamo di avere in bocca qualcosa che oppone qualche resistenza, pur essendo sottile. La sensazione di croccantezza è una specie di appagamento sensoriale in sé, e quando un vino sottile, cioè delicato e lieve, ha anche una consistenza golosa, finisce per essere descrivibile così: è croccante. Che poi i liquidi non sono croccanti lo sappiamo tutti, ma appunto qui si indulge parecchio nei toni letterari, a volte troppo. Poi ci pentiamo e chiediamo scusa, poi lo rifacciamo.

Per esempio l'ultimo vino croccante bevuto di recente è il rosé di Poggio dei Gorleri, a nome Bocca di Rosa. Una versione pink dell'uva ormeasco, una specie di parente del dolcetto che scollina dal basso Piemonte e passa le vacanze nella Riviera ligure di Ponente. Questo zerodiciassette nei miei appunti aveva "piccoli frutti rossi, bella tensione, salino nel senso del vento di mare, alla fine un po' di pompelmo rosa". Ci mancava solo che aggiungessi la croccantezza, e olè, abbiamo la descrizione completa.

Prezzo sugli 11 euro, fresco ed estivo. Si abbina con ogni tipo di relax.

lunedì, giugno 11, 2018

Ma a proposito delle birre acide

Birre acide e Sour Festival, quello di Reggio Emilia. In proposito vale quel che scrivevo un anno fa, un anno è passato e niente è cambiato. Comunque qui c'è il racconto aggiornato di Thomas, e per il resto c'è la colonna sonora di quei due giorni di devianza. Adesso torniamo alle fiere vinose, sì.