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    IL CALCIO GIOVANILE A LIVORNO E IN TOSCANA



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    Juniores Regionali LASTRIGIANA CAMPIONE Le foto di Fabio Vanzi





    LASTRIGIANA – TOR DI QUINTO 2-2 (dopo i tempi supplementari)
    (7-5 ai calci di rigore)

    LASTRIGIANA: Eletti, D’Angelo, Paoli, Vanzi, Corradi, Cordioli (65’ Tonoli), Ambrosino (75’ Brandi), Del Pela (93’ Berti), Mazzoni (111’ Malenotti), Tofanari (62’ Fantoni), Morandi.
    A DISPOSIZIONE: Messina, Cultrona.
    ALLENATORE: Andrea Pratesi.
    TOR DI QUINTO: Carolis, Pellegrini, Corsetti, Staffa (111’ Pitzalis), Papa (90’ Celesti), Cancrini, Acanfora (71’ Timperi), Mattei, Russo (73’ Muscuso), Libertini, Sornoza (96’ Francioni).
    A DISPOSIZIONE: Natali, Matera.
    ALLENATORE: Marco Moretti.
    ARBITRO: Pezzopane de L’Aquila, coadiuvato da Lamannis e Lazzaroni di Udine. Quarto Uomo: Agostoni di Milano.
    RETI: 23’ Cordioli, 53’ Sornoza, 82’ Corsetti, 84’ Del Pela.
    SEQUENZA DEI RIGORI: Fantoni (gol); Muscuso (gol); D’Angelo (gol); Mattei (gol); Corradi (gol); Pellegrini (parato); Vanzi (gol); Libertini (gol); Malenotti (gol).
    NOTE: Spettatori 1300 circa. Ammoniti; Acanfora per il Tor di Quinto; Paoli e D’Angelo per la Lastrigiana. Corner: 10-11. Recupero: Primo tempo 2’; secondo tempo: 5’; primo tempo supplementare: 1’; secondo tempo supplementare; 2’.

    Per tutti quelli che, al pari del sottoscritto, nel corso dei cinque e più decenni di storia biancorossa hanno stabilito presso il vecchio e glorioso campo sportivo della “Guardiana” un personalissimo domicilio alternativo, la data del 16 giugno 2018 non potrà mai essere relegata dalla storia del calcio dilettantistico e giovanile all’anonimo ruolo di un semplice (mi scuserà il grande Sergio Caputo se prendo in prestito le parole di una sua famosissima canzone…) “sabato qualunque, sabato italiano”. Per chi, da ragazzino, la domenica mattina, dopo “aver preso” la messa delle nove presso la chiesina di Santa Maria a Castagnolo, si precipitava al campo per seguire la partita degli allievi regionali; per chi, alla “Guardiana”, durante l’estate, andava a giocare al famigerato “porcellino” che faceva bella mostra di sé in ogni edizione della Festa de l’Unità; per chi, il vecchio campo di Via Gramsci, l’ha visto trasformarsi ed abbellirsi grazie ad un manto sintetico che adesso avrebbe magari bisogno di una risistemata; per chi, sulla tribuna in cemento che è stata poi abbattuta per permettere l’allargamento del terreno di gioco, ha gioito per la vittoria di un campionato di Seconda Categoria (stagione ‘84/’85) e dalla quale ha poi avuto il privilegio di commentare le gesta di tanti ragazzi…beh; questa data non può che restare indelebilmente tatuata sul cuore. E mentre sei lì che guardi l’edizione riveduta ed aggiornata del libro dei ricordi che è arrivato sul tuo tavolo fresco fresco di stampa dalla tipografia: “Emozioni e Dintorni”, ti tornano alla mente tutti quei personaggi che hanno “sognato” in biancorosso contribuendo, con la loro opera, a far sì che il sogno diventasse realtà. E allora non puoi fare a meno di pensare a quel primo storico nucleo di dirigenti che, nell’ormai lontano 1964, in una stanza del circolo “Le Cascine” di Via Del Prato, decisero che era venuto il momento di colmare il vuoto lasciato dalla vecchia Lastrense; società nata nell’immediato secondo dopoguerra ma che era poi stata costretta a cessare la propria attività fra la fine degli anni cinquanta e l’inizio dei sessanta del ventesimo secolo e chiederti, ad esempio, se Vasco Ganugi, uno dei primi grandi patron biancorossi, avrebbe mai immaginato che un giorno, un manipolo di eccezionali pronipoti guidati da un grande tecnico e da un altrettanto eccellente suo successore qual è Samuele Vignolini, avrebbero portato sul tetto d’Italia, non solo una piccola società di paese ma addirittura un’intera regione. Impossibile, vero Vasco? Intanto, il libro è sempre lì che mi guarda, quasi volesse dirmi: “E dai! Che aspetti? Aprimi!!” E mentre io resto lì a fissarlo, titubante e ancora indeciso sul da farsi, ripenso a tante persone che sarebbero certo felici di riassaporarli, anche a distanza di tempo, quei momenti. Persone che ancora sono con noi come i presidenti Carlo Taddeucci. Valerio Orlandi e Marco Corti, lo storico segretario Mario Tarantino, l’altrettanto immarcescibile “bada righe” ai tempi dei campionati di Prima e Seconda Categoria Armando Giacinti (“boccetta”, per gli amici…) e tanti appassionati dirigenti che, nel corso di questi anni, hanno prestato la loro opera solo in virtù della grande passione per il calcio e l’amore per i ragazzi e il paese (Roberto Villani, Luciano Fallani, Silvano Vignoli, Ugo Bercigli, Luciano Giotti, Enrico Gallo, Roberto Panconi, Vito Marceddu e Massimo Nesti, solo per citarne alcuni..). Altri, pur non essendo più fisicamente con noi, ne siamo convinti, sono sempre e comunque vicini alla società di Via Costa e certo anche a loro farebbe piacere ascoltare una bella storia di sport. Vasco Ganugi lo abbiamo già ricordato. E allora come non pensare ad un altro grande presidente qual è stato Fabio Fiaschi; a giocatori prima e allenatori poi come Alberto Cappellini (i’ Mozzo), Roberto Marcacci (Ciuffino), Marco Bercigli (wino), mister Tito Bini, Vito Maurello, Emilio Mati, Vinicio Dainelli e Giacomo Baggiani…..Per non parlare poi di ragazzi come Daniele Buzzegoli, Emanuele Masini, Tommaso Bercigli e Rossano Bartalucci che, nati calcisticamente nella scuola calcio lastrigiana, hanno poi spiccato il volo gettando il loro immenso cuore biancorosso sui campi del calcio che conta. Non c’è nulla da fare; l’odore della carta appena stampata è un afrodisiaco. E mentre i ricordi si affollano nel cervello e le emozioni salgono fino a stringermi un cappio alla gola, decido che sì; è venuto il momento di aprirlo, quel libro; sfogliarlo e riviverle le emozioni di quel 16 giugno 2018 che ha spedito nell’orbita della leggenda gli Juniores Regionali guidati da mister Andrea Pratesi. Allora, siete pronti? Ok, si parte!!

    L’atmosfera che si respira allo stadio “Gino Bozzi” delle Due Strade, inutile nasconderlo, è carica di aspettative. Nessuna formazione toscana è, infatti, riuscita finora nell’impresa di aggiudicarsi il titolo nazionale di categoria. Qualche annetto fa ci erano andate vicine San Piero a Sieve e Sinalunghese ma il sogno era sempre svanito a pochi metri dal traguardo. Anche la Lastrigiana sembra destinata a non sfuggire a questo destino. I ragazzi guidati dall’ex tecnico di Cattolica e Scandicci rappresentano, infatti, l’autentica sorpresa di queste finali nazionali e se, da un lato, è vero che il fattore campo potrebbe in una certa misura favorire la compagine biancorossa, dall’altro è pur vero che per “farla davvero grossa”, i lastrigiani saranno costretti a compiere un’autentica impresa. Mai come in questo caso l’accezione “Roma caput mundi”, meglio descrive il valore di un avversario che, numeri alla mano, può essere considerato una super potenza della categoria. Nessuno meglio del Tor di Quinto, infatti, sa come si fa a vincere. La compagine capitolina scende sul sintetico di Via Borgonovo con lo scudetto appuntato sul petto; uno dei sette che la compagine guidata dal patron Testa ha conquistato negli ultimi venticinque anni. Un compito sulla carta improbo per i ragazzi della Lastra ai quali l’intero movimento dilettantistico nazionale chiede di aprire una sorta di “Breccia di Porta Pia”. Lo scudetto, infatti, non esce dai confini laziali dalla stagione 2013/2014 al termine della quale furono i veneti della Piovese a sedersi sul trono d’Italia. Da quel momento è, infatti, iniziata una fitta corrispondenza fra Vigor Perconti e Tor di Quinto che si sono passate di mano, un po’ come si faceva con la mitica “Palla Dapples” fra la fine dell’800 e gli inizi del ‘900, lo scettro di campione nazionale. I numeri danno poi una dimensione ancor più chiara di quale sia la forza d’urto potenzialmente a disposizione di mister Moretti. Il Tor di Quinto, infatti, giunge senza sconfitte all’appuntamento più importante della stagione mentre la Lastrigiana, pur essendo comunque riuscita a staccare il biglietto per la finale, è reduce dalla sconfitta per 2-1 patita nella semifinale di ritorno con l’Obermais sul sintetico del “Foro Boario” di Merano. Quando le due formazioni sbucano dal tunnel degli spogliatoi, la sensazione di assistere ad un match dall’alto tasso adrenalinico, diviene certezza. Potendo contare su tutti gli effettivi a loro disposizione, Andrea Pratesi e Marco Moretti disegnano sul tappeto verde delle Due Strade schieramenti quasi speculari che pur tendendo alla prudenza e alla solidità in fase difensiva, non mancano di piedi buoni a centrocampo e soluzioni potenzialmente assai pericolose in fase offensiva. Del resto, considerando che al termine del match dovrà esserci un vincitore, in qualche modo bisogna pur provare a scardinare il dispositivo difensivo avversario. Pratesi si affida all’ormai collaudatissimo 3-5-2 schierando, davanti ad Eletti, il granitico muro a tre formato da D’Angelo, Paoli e Corradi. In mezzo al campo, a capitan Cordioli e Vanzi è affidato il doppio compito d’interdire le ripartenze avversarie per poi riproporre il gioco avvalendosi anche del supporto, in cabina di regia, fornito loro da “Nicco” Del Pela che, galleggiando fra mediana e reparto avanzato, non solo funge da innesco per il duo Tofanari-Mazzoni ma, affidandosi alle enormi qualità tecniche che possiede, è perfettamente in grado di prendersi una sempre utile “licenza di uccidere” nel momento in cui riesca a smarcarsi negli ultimi sedici metri. Il compito di pungere la difesa capitolina sulle corsie esterne è, come di prassi, affidato ad Ambrosino a destra e Morandi a sinistra, con l’ex giocatore dello Sporting votato maggiormente alla fase di copertura. Marco Moretti risponde, invece, con un equilibrato 4-3-1-2. Davanti a Carolis, gli esterni sono Pellegrini a destra e Corsetti a sinistra, con Cancrini che funge da libero classico e Papa a supporto. Una linea Maginot ben oliata che, nella fase nazionale del campionato, è stata aggirata in sole due circostanze sul terreno dell’Alba Adriatica in occasione del match d’andata dei quarti di finale. Al terzetto in mediana composto da Staffa, Acanfora e Mattei, il tecnico laziale chiede di svolgere compiti ben definiti. Al numero quattro, che spesso agisce davanti alla linea difensiva, Moretti chiede non solo attenzione in fase d’interdizione ma anche puntualità e precisione nelle ripartenze. Al numero otto il tecnico romano chiede di fare il capitano vero. Cantare, portare la croce e sostenere, sul settore di destra, l’azione di Acanfora, sono diktat ben precisi ai quali Mattei non può sfuggire. Ad Acanfora (come detto sopra…) è affidato il ruolo di grimaldello sul settore destro del centrocampo rosso blu mentre al talentuoso Libertini viene chiesto di accendere la luce non solo per sé stesso ma anche per il duo delle meraviglie formato da Russo e Sornoza. Il “Davide” Lastrigiana, insomma, per buttar giù il “Golia” Tor di Quinto è chiamato, sulla carta, al compimento di uno sforzo sovrumano ma quando, dopo appena un minuto e mezzo, Tofanari, dopo aver aggirato Pellegrini superando da sinistra, entra in area ed impegna Carolis in una parata a terra sul primo palo, i giocatori biancorossi e il foltissimo gruppo di sostenitori giunto dalla Lastra capiscono che anche un gigante come il Tor di Quinto ha il suo tallone d’Achille. Il primo quarto d’ora scivola via veloce ed equilibrato, con i capitolini che cercano, peraltro senza troppo successo, d’impensierire la retroguardia toscana e con la Lastrigiana che, pur non riuscendo in questa prima fase a trovare la via della rete, studiando con grande attenzione la disposizione difensiva avversaria, capisce in che modo e soprattutto, dove si deve colpire per far male. L’inerzia del match sembra spostarsi leggermente in favore della compagine di Via Del Baiardo all’altezza del ventesimo minuto e al 22’, sugli sviluppi di un corner da destra ben calibrato verso l’area biancorossa da Libertini ma allontanato dalla difesa lastrense, è l’accorrente Pellegrini a provarci dalla distanza. Una battuta al volo lodevole nelle intenzioni, la sua, ma imprecisa nella mira, con il pallone che esce alla sinistra di Eletti. Non sbaglia, invece, sul fronte opposto la Lastrigiana sessanta secondi più tardi. Lo sganciamento sulla destra da parte di Paolo Alberto D’angelo, culmina con un traversone ribattuto dalla difesa sui piedi di Yari Cordioli. Il capitano biancorosso non ci pensa due volte e dopo aver ottimamente controllato la sfera, scaglia un autentico proiettile teso e ben indirizzato che non lascia scampo a Carolis insaccandosi alla sua destra. Esplode di gioia la gran parte del “Bozzi” occupato da tantissimi sostenitori lastrigiani, increduli dinanzi a ciò che accade nei minuti successivi. La compagine toscana, infatti, non solo è in vantaggio ma mette a nudo un’inattesa fragilità caratteriale da parte dei ragazzi di Moretti. Il Tor di Quinto, infatti, non solo non riesce a costruire granché in mezzo al campo ma soffre maledettamente le iniziative biancorosse, specie quando i ragazzi di Pratesi utilizzano la corsia di destra lungo la quale, a turno, D’Angelo ed Ambrosino fanno letteralmente vedere i sorci verdi ad un disorientato Corsetti al quale serve, spesso e volentieri, il provvidenziale supporto, in fase di copertura, di Papa e Pellegrini, costretto sovente a scalare verso il centro. La Lastra inizia a credere nell’impresa ma come spesso le è accaduto in queste finali nazionali, la squadra di Pratesi crea e spreca diverse grandi occasioni. Allo scoccare della mezzora D’Angelo imperversa sul settore destro dell’attacco giungendo quasi sul fondo e tagliando poi un pallone a centro area che entra nella disponibilità di Leo Mazzoni. Il bomber biancorosso si ritrova a due passi dalla porta ma sul suo primo tentativo di conclusione a rete, Papa è provvidenziale nell’immolarsi e far muro davanti a Carolis. L’azione, però, non è finita e adesso è Del Pela a ritrovarsi tutto solo davanti all’estremo laziale. L’ex centrocampista del Prato ci prova ma la sua conclusione a colpo sicuro è lenta e prevedibile consentendo così a Carolis la chiusura in tuffo e la deviazione in calcio d’angolo. Al 32’ il duo Corsetti-Pellegrini è stavolta ipnotizzato dall’incursione sulla destra da parte di Ambrosino che giunto nei prassi della linea di fondo campo, induce in errore il numero due capitolino che regala all’avversario un calcio d’angolo. Dalla bandierina di destra, Tofanari pennella un pallone con il contagiri per la testa di Leo Mazzoni che saltando più in alto di tutti, colpisce il pallone girandolo, però, sul fondo. In questo frangente, non può non essere preoccupato mister Moretti. Mentre la Lastrigiana crea e spreca, gli attaccanti del Tor di Quinto, intrappolati nella morsa stretta attorno a loro dai difensori della Lastra, nonostante il gran lavoro svolto sulla destra da Acanfora, non hanno mai palloni giocabili. Sornoza soffre la fisicità di Paoli, bravo ad anticiparlo in maniera sistematica, mentre un evanescente Russo, annullato da Corradi, a stento riesce a capire che la rete della porta ha i colori della bandiera nazionale. Quella rosso blu è, però, una grande squadra alla quale può essere letale concedere anche una sola mezza occasione da gol. Accade così che a pochi secondi dal termine del primo tempo, Gianluca Libertini, sganciatosi sul settore di destra, tiri fuori dal cilindro un’autentica magia, disegnando uno stupendo lob che scavalca la linea difensiva avversaria innescando in piena area proprio Russo. Il numero nove laziale si ritrova a tu per tu con Eletti ma una decisiva deviazione da parte di un difensore sulla sua battuta a colpo sicuro, evita guai peggiori all’undici di Pratesi ma non certo un mezzo infarto al tecnico biancorosso. L’intervallo di metà gara serve sì a recuperare energie ma non a spostare l’ago della bilancia. La Lastrigiana parte a tamburo battente anche nella ripresa che inizia sulla falsariga del primo tempo, con Tofanari che dopo una manciata di secondi trova un varco sul settore di sinistra, entra in area ed impegna Carolis con una battuta rasoterra che chiama l’estremo capitolino alla deviazione in tuffo. Il “dieci” biancorosso, in questa fase, ha un tigre nel motore e al 47’, sganciandosi ancora sulla mancina, taglia in mezzo all’area avversaria un pallone che i difensori respingono con affanno. Vanzi è il primo ad arrivarci ed a tentare la battuta a rete dalla distanza; ne vien fuori una stupenda conclusione di contro balzo che Carolis è costretto ad alzare sopra la traversa grazie ad un gran colpo di reni. La Lastra continua a fare la partita e nulla lascia presagire a ciò che accade allo scoccare del 53’. Acanfora riesce a farsi largo sulla destra e giunto al limite dell’area, ripropone verso il centro un traversone che coglie per la prima volta davvero impreparata la linea difensiva biancorossa. Un’occasione che un attaccante del calibro di Sornoza non può sprecare. Il numero undici, lasciato colpevolmente solo a pochi passi da Eletti, prima controlla la sfera e poi la gira con precisione nell’angolino basso alla destra del portiere grazie ad una spettacolare semi rovesciata. L’inattesa doccia scozzese rinvigorisce la compagine capitolina che al 55’ va vicinissima al sorpasso grazie a Pellegrini che, così come aveva fatto nel primo tempo, ci prova dalla distanza spedendo la sfera di poco sopra la traversa. La ritrovata parità da parte del Tor di Quinto fa adesso vivere al match un lungo momento di stallo caratterizzato, più che da vere e proprie occasioni, dalla partita a scacchi che vede protagonisti i due tecnici. Inizia Pratesi che toglie prima Tofanari sostituendolo con Fantoni e successivamente Cordioli (vittima di un brutto intervento che ne mina l’integrità fisica) con “Mariolino” Tonoli. Risponde Moretti che, nel tentativo di dare nuovo slancio alla sua manovra offensiva, sostituisce prima un esausto Acanfora, rimpiazzato sulla destra da Timperi e poi lo spento e abulico Russo, rilevato al centro dell’attacco da Muscuso. Quando, allo scoccare del 76’, una bella combinazione sulla destra fra Ambrosino e Morandi fa nuovamente ammattire la retroguardia rosso blu dando la possibilità a Del Pela, imbeccato da un’intelligente sponda in area di Mazzoni, di tentare la conclusione a rete da buona posizione, si capisce che una fiamma sta per riaccendersi. Del Pela, perdendo il tempo per la battuta a rete, riesce comunque a guadagnare un corner da sinistra e quando, dopo aver inserito Brandi al posto di Ambrosino, Pratesi vede la traiettoria ottimamente disegna dalla bandierina da parte di Tofanari, girata nuovamente di poco fuori di testa da Mazzoni, certamente qualche brutto pensiero deve essergli passato per la testa. Nulla, però, lascia presupporre al fatto che, nei minuti successivi, vada in scena una “partita nella partita”, ricchissima di emozioni e perciò fortemente sconsigliata ai consumatori di cardio aspirina. Scocca sul cronometro l’80’ quando Mazzoni, dopo aver recuperato palla sulla sinistra, va via in progressione senza che nessun avversario riesca a fermarlo e poi, dopo essersi incuneato in area, fornisce all’accorrente Del Pela un pallone d’oro sul quale c’è scritto; “basta spingere”. Del Pela giunge, però, all’appuntamento con la storia in scarsa coordinazione e calciando oltre la traversa da due passi quello che, a tutti gli effetti, è un vero e proprio rigore in movimento, grazia Carolis facendo piombare nella disperazione la curva biancorossa. L’azione riparte dal rinvio del portiere e pochi secondi dopo, sul fronte opposto, Sornoza s’incunea centralmente nella trequarti campo avversaria conquistando un calcio piazzato dai venticinque metri alla cui battuta si porta lo specialista Libertini. La sua conclusione verso il centro, pur trovando sulla propria strada la corta respinta da parte di un difensore, è la miccia che accende il “cannone” Alberto Corsetti che, giunto a rimorchio dalle retrovia, non ci pensa due volte, coordinandosi alla perfezione ed esplodendo un terrificante missile “terra-aria” che va ad insaccarsi sotto la traversa. Sfruttando al meglio la seconda grossa opportunità capitata fra i loro piedi, i ragazzi del Tor di Quinto ribaltano il risultato e adesso, quando mancano solo sette minuti da giocare, quelli della Lastrigiana intravedono la fine di un sogno. In casa biancorossa, però, c’è qualcuno che di svegliarsi proprio non ne vuole sapere. Anche perché, questo “qualcuno”, ha un debito da saldare nei confronti non solo dei compagni ma di tutta la gente della Lastra salita fin quasi al Galluzzo per sostenerli. Questo “qualcuno”, ha un nome e un cognome; Niccolò Del Pela. Il cronometro del “Bozzi” ha da poco iniziato il suo ottantaquattresimo giro quando Andrea Corradi (che, da qualche minuto, ha avuto licenza di sganciarsi lungo il settore destro del proprio attacco ed è stato già autore di un paio di ottime sortite) va via lungo la linea dell’out e giunto al limite dell’area avversaria, fa filtrare verso il centro un bel pallone rasoterra che proprio Del Pela, ottimamente appostato a due passi da Carolis, gira in rete riportando il risultato in parità ed andando poi ad esultare sotto la curva mostrando la maglia quasi a dire; “Avete visto, gente?? E fidatevi, no!!” Il risultato torna così in perfetta parità e mentre, allo scoccare del 90’, Moretti risistema il proprio reparto difensivo inserendo il giovanissimo classe 2001 Celesti al posto di Papa, al terzo minuto di recupero è ancora la Lastrigiana ad andare vicina al gol. Fanno tuto molto bene i nuovi entrati, con “Mariolino” Tonoli che scappa via sulla sinistra per poi girare verso il centro un pallone che Brandi raccoglie per poi tentare la battuta a rete. La palla termina, seppur di poco, oltre la traversa e una Lastrigiana che, nell’arco dei novanta regolamentari, avrebbe ampiamente meritato il successo finale, è costretta ai supplementari da un cinico Tor di Quinto che, con gran carattere, è riuscito a rimanere aggrappato al match e a quello scudetto che ancora porta cucito sulle maglie. Il caldo e la stanchezza non sono amiche delle due compagini che comunque, anche nel corso degli “extra time”, ci provano andando vicine al gol che potrebbe decidere la gara. Nel primo supplementare, dopo che Pratesi ha sostituito Del Pela con Duccio Berti e dopo che Moretti ha a sua volta inserito Francioni in luogo di Sornoza, al 96’ la Lastra conquista un calcio piazzato tutto spostato sul fronte destro del proprio attacco. “Mariolino” Tonoli, si sa, ha un piedino assai “educato” ed in effetti è proprio lui ad incaricarsi della battuta. Nonostante la distanza sia piuttosto proibitiva, l’ex centrocampista del San Giusto Le Bagnese ci prova disegnando un’insidiosissima parabola a girare che costringe Carolis alla smanacciata oltre la traversa. Nel secondo supplementare è, invece, la formazione di Moretti a partire meglio e a costruirsi una ghiotta chance allo scoccare del 111’. E’ un inesauribile Libertini a suonare la carica andando via sulla destra e riproponendo poi verso il cuore dell’area biancorossa un bel pallone che raggiunge Staffa. Il roccioso centrocampista laziale prova la girata da distanza ravvicinata trovando, però, sulla sua strada un superlativo Eletti che chiudendogli la porta in faccia, devia la sfera sopra la traversa concedendo al Tor di Quinto solo un calcio d’angolo. Sarà, questo, l’ultimo pallone giocato dal generoso numero quattro rosso blu, sostituito da Pitzalis. Ultimo cambio anche per Pratesi che, intravedendo ormai la possibilità della soluzione ai calci di rigore, inserisce Mirko Malenotti al posto di Mazzoni. Dopo due minuti di recupero, Valerio Pezzopane fischia due volte. I centoventi minuti di gioco finiscono senza vinti né vincitori. Ci sono, adesso, solo undici metri e un portiere a dividere una delle due formazioni dallo scudetto. Mentre i due allenatori sono impegnati a bordo campo nella scelta dei rigoristi, ripercorrendo mentalmente la storia recente di entrambe le società, non è difficile trovare delle similitudini. Non è, infatti, la prima volta che il destino di una formazione Juniores biancorossa si decide sul sintetico del “Bozzi”. Tre anni or sono, infatti, i ragazzi guidati da Michele Massimillo disputarono su questo campo la finale regionale con l’Atletico Piombino al termine della quale i biancorossi vinsero il primo titolo toscano di categoria e anche in quella occasione, dopo 120’ minuti conclusisi sul risultato di 2-2, furono i tiri dal dischetto a sancire la superiorità biancorossa. Quella volta in molti dissero che forse quello era il traguardo massimo che la società del presidente Vignolini fosse in grado di raggiungere ma l’essersi poi classificata fra le prime otto in Italia, fece capire alla dirigenza biancorossa che forse si poteva aprire un ciclo vincente. Un qualcosa di molto simile è accaduto proprio in questa stagione al Tor di Quinto che, in occasione della finale regionale giocata sul campo di Albano Laziale, ha sconfitto i rivali storici della Vigor Perconti ai calci di rigore dopo aver terminato la gara sul 2-2. Ma ora basta riflettere. Ora c’è solo da soffrire ed emozionarsi sotto un sole che, nel frattempo, si è fatto cocente. Inizia la serie dei tiri dal dischetto la Lastrigiana e Fantoni non sbaglia. Si dimostrano precisi e glaciali dagli undici metri anche Muscuso, D’Angelo, Mattei e Corradi. Nessuno, insomma, ha ancora sbagliato e con la Lastra avanti 3-2, si presenta sul dischetto il difensore Pellegrini. Si vede che il numero due laziale non è tranquillo; prova ne è il fatto che nel tentativo di posizionare il pallone sulla fettuccia degli undici metri, questi gli scivola dalle mani costringendolo a piegarsi ed a risistemarlo nuovamente. Un portiere dell’esperienza e del carisma di Lapo Eletti, questi segnali li coglie. Non per nulla è stata una delle grandi scommesse vinte sia dal mister Gigi Sarti, sia dai due preparatori dei portiere Gianluca Giannelli e Lorenzo Morali che, intuendone le potenzialità, lo hanno plasmato fino a farlo diventare non solo uno dei punti di forza della prima squadra ma anche della Rappresentativa Regionale Juniores guidata da Uberto Gatti che l’anno scorso vinse il titolo nazionale in Trentino Alto Adige. Pellegrini parte, tre passi di rincorsa ma la sua conclusione, alta e prevedibile, è respinta in volo plastico dal portiere biancorosso. Esplodono gli spalti del “Bozzi” ma la sfida non è finita. Non sbagliano Vanzi prima e Libertini poi. Si decide tutto all’ultimo rigore e sul dischetto si porta proprio l’ultimo ad essere entrato in campo. Mirko Malenotti si ritrova sui piedi un pallone che definire “medicinale” pare un complimento. E’ lui che potrebbe spalancare le porte della leggenda. E’ lui il possibile “uomo scudetto”. Fischio dell’arbitro, rincorsa ed esecuzione perfetta. No; adesso non è più un sogno. Adesso è tutto vero. La lastrigiana è campione d’Italia. Per entrare nella leggenda ci voleva una sfida leggendaria, di quelle da ricordare e da raccontare fra qualche anno a figli e nipoti. Una di quelle, insomma, con le quali si potrebbe scrivere la sceneggiatura di un film. Un successo storico non solo per una squadra o per un paese ma per una regione intera che per la prima volta in questa categoria, grazie a questo magnifico gruppo di ragazzi, si veste di tricolore. Già; il gruppo. E’ questo il segreto del successo biancorosso. Un gruppo unito, solido, guidato da un tecnico che, lo ammettiamo, a volte abbiamo anche un po’ criticato ma che, con competenza e passione, ci ha fatto capire di aver avuto ragione. Un gruppo che premia il lavoro straordinario svolto da un altro grande assieme, quello composto da dirigenti e staff tecnico. Un grande sforzo testimoniato anche dalla vicinanza di tutta la comunità lastrigiana rappresentata, in primis, dal sindaco Angela Bagni che, nel corso della cerimonia di premiazione, è scesa anche lei in campo per premiare e salutare i ragazzi. Vogliamo chiudere il nostro personalissimo album dei ricordi con l’immagine più bella; quella dei ragazzi che, a vario titolo, non hanno potuto disputare questa finale ma che un contributo fondamentale hanno dato a questa eccezionale cavalcata. E adesso, mio caro bel libro, ti richiudo riponendoti sullo scaffale con la certezza che un giorno, quando, dopo averti tolto un po’ di polvere, ti sfoglierò di nuovo, so già che non rileggerò quella prima pagina che ormai conosco a memoria e sulla quale c’è scritto; “Siamo noi, siamo noi, i campioni dell’Italia siamo noi!”

    Nico Morali


    Commento di : nicofico